CORTE DI LEUCART

Si usa uno specchio di vetro per guardare il viso e si usano le opere d’arte per guardare la propria anima.

L’Artista: Marcello Malandugno

Interprete sensibile della sostanza delle “cose”, dello spazio che le traspone e del tempo che le assume, Marcello Malandugno, di queste realtà, procede con diligente padronanza tecnica ed intùito, a ridefinire le prossimità. Ha sviluppato, in questo modo, un originale dibattito, critico ed intellettuale, in ambito pittorico, sempre più maturo, riferito alla ritualità del quotidiano che unisce l’esistenza, al concetto di tifico, del “sacro”. L’artista si è distinto per l’uso di un’austera e disciplinata ricerca espressiva, basata sulla sperimentazione di “consistenze” materiche alternative, confermando l’evidente responsabilità di approccio, al metodo di rappresentazione degli elementi. Dalla nostra Personale al Carlo V del 2013, l’antologica di palazzo Vernazza nel 2015 a Lecce, alla mostra presso il M.I. C punto di Grottammare nel 2016, fino alla Personale alla casa d’arte internazionale di Obsession of Art nei Paesi Bassi, diventa chiara, l’adozione di tutta una nuova serie di dispositivi, capaci di unire ai suoi elementi distintivi, delle interessanti responsabilità concettuali.nulla dunque è lasciato al caso.ciò contribuisce alla fiducia in una trama originaria e nell’esemplare gestione di un ordito che vale quanto la precisa “calibratura” delle forme, delle superfici, dei segni, dei colori, dei volumi e, ad oggi, delle poderose aggiunte di performanti “matericità complesse”. All’azione tecnica, dunque, ma l’alunno fa seguire un’azione concettuale, sommando alle iniziali alchemiche stratificazioni di pellicole di carta colorata, a loro volta preventivamente imbibite di altre densità e toni, un motivo di maggiori interazioni simboliche, orientate alla diversificazione dei linguaggi che conducono, come dei veri e propri oracoli, ad indagare alternative relazionalità tra corpi noti.

LO SPAZIO CORTE DI LEUCART

LE OPERE ESPOSTE